Intervista a IL MOSTRO

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IL MOSTRO È LIBERO.

Rock, blues e jazz nel primo album di un trio italiano ma molto “black”

Guardatevi le spalle, un’unghiata di blues sta per graffiarvi! Nato a Milano nel 2014, e composto da Marco Battarra (voce e chitarra), Francesco Baucia (basso) e Matteo Perazzo (batteria), il trio Il Mostro è entrato sulla scena con il suo primo album. Autoprodotto grazie a una fortunata campagna di crowdfunding condotta sul sito PledgeMusic, il disco del trio milanese, disponibile ora per l’acquisto sulle principali piattaforme digitali (iTunes, Amazon, Spotify ecc.), è una galoppata tra paesaggi sonori variegati e sorprendenti: undici brani originali ognuno con un’identità ben definita, ma accomunati dalle radici, tutte quante ben piantate nel fertile terreno della black music. Scopriamo i segreti dell’album direttamente dalla voce dei creatori del Mostro.

Qual è la principale ispirazione della vostra musica?

Tutti e tre condividiamo la passione per il rock blues, un genere che ci divertiamo da sempre a suonare e ad ascoltare. I nostri beniamini sono i padri fondatori di questa musica, e in particolare, come trio, guardiamo ai Cream come modello. A oggi, l’esempio di quella straordinaria formazione rimane una fonte inesauribile di ispirazione: per la capacità unica di interazione tra gli elementi del trio, per la forza delle canzoni e delle performance, per la fantasia con cui Clapton, Bruce e Baker hanno saputo rivisitare il blues tradizionale. E inoltre, siccome la nostra formazione si origina da un precedente esperimento più orientato verso il jazz, mettiamo senz’altro anche questo genere tra le nostre fonti di ispirazione. Speriamo che le canzoni dell’album possano comunicare il meglio di ciò che più amiamo in ambito musicale.

Perché vi siete dati il nome Il Mostro?

La risposta è strettamente connessa a quanto detto poco sopra. I brani che proponiamo possono apparire di primo acchito molto eterogenei, e la loro convivenza un po’ “mostruosa”: in realtà, andando a fondo, non è così, perché tutti quanti rappresentano diversi volti della black music, rami differenti del grande albero del blues.

Siete un gruppo italianissimo, di base a Milano, però avete deciso di proporre testi in inglese. Come mai?

L’uso dell’inglese ci è sembrato una scelta ovvia e in un certo senso obbligata. E non solo perché è la lingua principale attraverso la quale il blues si esprime. È anche la lingua con cui sempre più spesso ognuno di noi si confronta nella vita quotidiana, a partire dalle situazioni di lavoro fino ai momenti di svago (basti pensare al binge watching di serie TV americane in versione originale!): una sorta di seconda lingua, insomma. Inoltre, che piaccia o meno, viviamo in un mondo globalizzato, e anche nell’ambito della creatività l’inglese è diventato il modo più semplice per comunicare con il maggior numero di persone possibile. Ciò non toglie che tifiamo per tutti coloro che continuano e continueranno a fare grande musica in italiano. E non è detto che un giorno il Mostro non riserverà qualche sorpresa anche in questo senso.

Chi ascolta il disco aspettandosi il classico album di un trio blues rimarrà sorpreso. La sonorità generale è più ricca e variegata, grazie ai molti ospiti che impreziosiscono le canzoni. Ci volete dire qualcosa riguardo alle vostre collaborazioni?

Siamo convinti che ogni album debba esprimere in pieno le potenzialità creative di un gruppo, e che il lavoro in studio possa sviluppare sonorità differenti da quelle che si propongono dal vivo. Così, ci siamo avvalsi dell’aiuto di fidati compagni di viaggio per rendere più uniche le atmosfere delle nostre canzoni. Una menzione speciale va a Marco Ballarani, esperto di tastiere vintage, che ha suonato l’organo Hammond, il piano elettrico e i sintetizzatori in cinque brani dell’album, utilizzando strumenti tutti quanti d’epoca e originali! Ma non vogliamo dimenticare, altrettanto preziosi, gli interventi di Mauro Ollino ai sax, di Tommaso Perazzo al pianoforte, di Giovanni Sforzin alla tromba e di Azzurra Oriani al violoncello.

Cosa sogna il Mostro ora che è stato liberato?

Di suonare dal vivo il più possibile per far conoscere le proprie canzoni! La sfida di portare sui palchi e tra la gente dei brani nuovi è forse più grande ancora che quella di inciderli per la prima volta su un disco. Bisogna restituirli al meglio, ma anche essere capaci di adattarli alle risposte del pubblico e all’atmosfera dei luoghi e delle situazioni. Ma, in parallelo, il Mostro non si dà pace per quanto riguarda lo slancio creativo. Abbiamo già tante nuove idee, molte che magari avremmo già voluto inserire nell’album ma che abbiamo aspettato a proporre per ottenere un disco più veloce e compatto. Chi verrà ad ascoltarci potrebbe avere sorprese in questo senso, e ascoltare qualcosa che nell’album non si trova. È un invito a seguire l’evoluzione della nostra creatura!

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spotify https://play.spotify.com/album/1oVUm0y6xuZbpu6vtV5Hxn

 

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