Intervista Il Fiume

Incontriamo  Il Fiume per una breve e intensa intervista dove
abbiamo cercato di scoprire e svelare le novità e i segreti della band milanese.
Roin front man della band si presenta….
Tutto in voi sembra evocare forza, a partire dal nome del gruppo, Il Fiume. Da dove nasce
questa scelta?
De Il Fiume ci è piaciuto ciò che rappresenta e che ha sempre rappresentato: vita, purezza, forza,
rispetto.
Anche se sappiamo di non essere all’altezza d’incarnare tutto questo, cerchiamo di esprimere
qualcosa che scaturisce da dentro, dalla sorgente, puro; parliamo della vita, delle emozioni, di
quello che direttamente, e non, ci sensibilizza.
Ascoltando alcuni dei vostri pezzi, sembra quasi che ci sia una perenne ricerca di risposte a
qualcosa di più grande di noi…
Beh, sicuramente la ricerca di risposte c’è sempre; quando ci sono domande è inevitabile.
Tra le vostre canzoni sono diverse quelle che colpiscono per la loro energia: Karma armonico,
Frustrazione, Ne porto il ricordo, Ancora; ci spieghi come è nato quest’ultimo brano che avete
deciso di lanciare come singolo?
Ancora è un pezzo diretto e molto forte perché libera da tutto ciò che opprime, che pesa; vuole
essere una “spinta” per alzare la testa, far valere i propri diritti, prendere i propri spazi.
A chi vi siete appoggiati per incidere il vostro album?
Ci siamo auto prodotti per la realizzazione del nostro lavoro, ma se la nostra musica interessasse
saremmo disponibili a parlarne.
Vi siete mai chiesti a quale target di pubblico rivolgervi? O meglio, vi rivolgete a qualcuno in
particolare?
Suoniamo ciò che ci viene senza pensare dove deve arrivare o a chi deve piacere.
Certo non abbiamo restrizioni di pubblico, la musica è libera e chiunque può giovarne.
Vi associano a più o meno “miti” del rock degli anni ’90. Ti rivedi in questo?
Ci lusinga ricordare artisti che hanno portato la loro musica a milioni di persone.
Le sonorità di quegli anni ci piacciono molto e penso che ancora oggi abbiano molto da dare.
Le influenze musicali sono inevitabili, non averle vorrebbe dire non aver mai ascoltato musica.
Quello che conta è il risultato finale.
Da dove nasce la tua maestria nel comporre?
Ti ringrazio per “maestria…”
Non sono nato compositore e non sono figlio d’arte; ho iniziato tardi a comporre. Ho dovuto fare un
lungo lavoro su me stesso, un cambiamento, per riuscire a imparare ed esprimere in rima ciò che
sentivo.
Uno di questi, per esempio, è stato escludere la musica ascoltata allo scopo poi di colmarne la
mancanza componendo.
Cosa pensi della musica di oggi?
Ascolto molti generi musicali e devo dire che amo lo stile “retrò.”
Voglio dire, a parte la musica classica – che si mantiene tendenzialmente costante senza subire
sconvolgenti traumi – e le tradizionali popolari, penso che l’utilizzo di troppa elettronica abbia
artefatto estremamente i suoni moderni.
Della musica italiana apprezzo molto l’espressione e l’interpretazione delle parole nelle canzoni.
E cosa vi riserva il futuro?
In questi giorni siamo tornati in studio di registrazione per incidere un nuovo singolo. Siamo
cresciuti molto.
Il brano si intitola Entità e fa parte di un nuovo gruppo di canzoni alle quali abbiamo e stiamo
lavorando, con sonorità più tendenti al dark ma senza tralasciare la potenza che ha contraddistinto il
primo lavoro.
Ci piace fare musica e amiamo incontrarci, suonare e concretizzare le nostre idee sui brani.
Esprimiamo l’ energia che poi ci accompagna nella vita
Se tu dovessi dare un consiglio ai giovani d’oggi, quale sarebbe?
Ho quasi sempre fatto di testa mia, ma crescendo ho imparato ad apprendere dagli altri.
Se dovessi dare un consiglio musicale ai ragazzi di oggi, direi certamente di suonare: trovatevi in
gruppo e suonate strumenti veri.
Ascoltando attentamente il vostro album emerge una volontà di cambiamento non
indifferente. Cosa credi sia mutato negli ultimi vent’anni?
Bella osservazione… Ma quanti posso permettersi davvero di cambiare?
Il cambiamento è importante: la natura muta ciclicamente. Naturale è nascere, crescere, compiere i
propri cicli, invecchiare, e tornare terra. Io sono sicuramente “mutato geneticamente.”
Nell’ultimo ventennio la nostra generazione ha vissuto un epoca di sconvolgimenti non indifferenti
come, per esempio, la grande rivoluzione incarnata da Internet e dalla telefonia mobile.
Per quanto riguarda la musica, oggi è molto più facile trovare musicisti che condividano la stessa
passione per un determinato genere. Qualunque artista ha la possibilità di proporsi e farsi conoscere,
anche se, come una volta, esibirsi è molto importante
Testi e melodie delle vostre canzoni esondano con forza nella mente di chi vi ascolta. Cosa vi
ha ispirato maggiormente?
I nostri testi sono ispirati da ciò che vediamo tutti i giorni e sono liberi di raccontare senza censura e
senza illusioni.
Sono un sognatore, ma scappo dai miraggi della società quando questi ingannano mostrando uno
stato di realtà inesistente o di nicchia. Ce ne ribelliamo con un suono d’urto e d’ impatto.
Certo potremmo raccontare di “quanto è bello l’amore”, o di “come è bello andare in giro con la
Vespa,” ma… ho il cervello contorto
Grazie Roin per averci dedicato il tuo tempo. Hai un ultimo messaggio da lasciare ai nostri
lettori?
Ascoltateci e lasciate che la nostra onda vi travolga trasportandovi nella corrente delle vostre
emozioni più intime e profonde

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