Intervista ai SIREN

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Partiamo dall’inizio: raccontateci come è partito questo progetto. Come sono nati i Siren?

L’idea è stata mia (Jack), che avevo già collaborato a diversi progetti musicali con gli altri (Samuel Frondero – voce; Marcus Kawaka – basso; Mark “Spud” McKenzie – batteria), ma sempre separatamente, già dal 2002 – in pratica dalle prime “strimpellate” – ma solo nel 2012 è nata la band in questa formazione.

Io e Sam siamo praticamente cresciuti insieme, mentre con Mark e Marcus ho frequentato le superiori, quindi, conoscevo bene tutti sia come persone che come musicisti e sapevo che insieme sarebbe stata una “bella storia”.

L’idea di mettere su questa squadra mi solleticava già da molto tempo e quando, a Settembre del 2012, rividi Sam dopo cinque anni e gli proposi di formarla lui accettò.

Contattai, quindi, Mark e Marcus che in quel momento erano impegnati in altri due importanti progetti. Inizialmente furono, comprensibilmente, un po’ riluttanti a buttarsi anima e corpo in qualcosa di totalmente nuovo ma, riuscimmo comunque ad organizzare una prova a Gennaio del 2013. Dopo un paio di prove cambiò tutto, le idee erano ben chiare… i primi brani ideati ci suonavano bene: fu amore a prima vista…

Parlateci di “The Row”, il vostro primo album: quanto lavoro ha richiesto, anche a livello di songwriting, e quali sono stati i riscontri finora?

Abbiamo lavorato circa un anno a “The Row” e impiegato più o meno tre mesi ad inciderlo.

Per quel che riguarda il songwriting, diciamo che siamo una band democratica e come in ogni democrazia litighiamo molto. Ovviamente i pezzi partono sempre dall’idea di un singolo (un riff, una linea vocale, ecc); poi però, questa, viene sviluppata dalla band al completo; è forse questo uno dei motivi per il quale, almeno secondo la critica, è difficile classificarci: siamo quattro artisti differenti che vengono da quattro correnti diverse del rock e adorano qualunque tipo di musica.

Ad ogni modo, il feedback è stato estremamente positivo sia da parte della critica che del pubblico, quindi probabilmente abbiamo lavorato nel modo giusto e questo ci riempie di orgoglio e soddisfazione.

The Row, vostro album di debutto, è un mix di energia, compattezza e continua ricerca della melodia. Da quali spunti siete partiti per la sua realizzazione?

L’intento con “The Row” è stato appunto quello di trasmettere energia senza sacrificare la melodia, a nostro parere, due componenti fondamentali di questo genere (per la verità un po’ della musica in generale) e, sicuramente, Muse, Foo Fighters e Queens of the Stone Age ci hanno in parte influenzato; ma mi sento di citare anche band come System Of a Down, Rammstein, Queen e Nirvana che pur non essendo proprio sulla stessa linea a livello di sound ci hanno musicalmente cresciuto.

C’è un concetto ricorrente, una linea guida che attraversa il disco?

In “the Row” (che in italiano significa “la fila”) non c’è un vero e proprio messaggio o argomento ricorrente, si va dall’introspezione alla denuncia sociale, dall’amore alla politica, il tutto in chiave piuttosto ironica. Il filo comune è sicuramente la provocazione e l’incitamento ad abbandonare ogni tanto la fila, a sbandare, a essere uomini, quindi sbagliati per definizione.

Non siamo dei politicanti né, tanto meno, dei maestri di vita, crediamo semplicemente che sia giusto a volte uscire dal coro, dalla “fila” appunto, per sentirsi un po’ più vivi.

Il primo singolo estratto da “The Row” è Dr. Saint. Di questo brano avete realizzato il videoclip che ha superato le 500.000 visualizzazioni… Che cosa avete voluto descrivere con questa canzone?

Dr. Saint è una sorta di personificazione del sistema che osserva e governa la società, con i disastrosi risultati a cui ogni giorno assistiamo e che contribuiamo a generare.

Tutto è presentato in chiave ironica e non catastrofista, rendendo “il dottore” un goffo e grottesco personaggio e, gli eventi infausti che lo accompagnano, sono un frutto della sua incompetenza e del suo comportamento maldestro e non di mera malvagità, che comunque in parte, come per molti esseri umani, ne caratterizza l’essenza (un po’ il riassunto delle classi dirigenti).

Non è una vera e propria critica alla società, ma una descrizione più o meno oggettiva di ciò che ci succede intorno, con una sorta di serena rassegnazione agli eventi.

Una delle tante recensioni che il disco ha ottenuto recita: “i Siren sono la promessa del futuro del rock italiano, quello tosto…”. Voi cosa rispondete?

Grazie, ci fa molto piacere, ma modestie a parte lo sapevamo già! (risate)

Comunque è vero, per questo primo “figlio”, il feedback è stato estremamente positivo sia da parte della critica che del pubblico… questo non può che renderci felici!

Ovviamente abbiamo ancora tantissima strada da fare ma, di sicuro, abbiamo un po’ più coscienza della strada da percorrere.

Parliamo del nome, Siren: forse era più adatto a quattro belle f*** metallare che a voi. Perchè lo avete scelto?

Perchè siamo quattro belle f***…

A parte gli scherzi, è stato scelto dopo parecchio tempo dalla fondazione della band. Agli inizi era “The Row”, che ha, in seguito, dato il nome all’album e al cantante. Sembra strano ma è così. Samuel, infatti, era solito dire: “I’m Samuel from the Row” che è poi diventato, per assonanza, Frondero.

Per sostituire “The Row” che, appunto, non ci convinceva, abbiamo impiegato circa un anno.

Un giorno ci accorgemmo di una statua, che di fatto era sempre stata sotto i nostri occhi: la statua di una sirena all’interno del ristorante del padre di Mark, luogo dove avvenivano all’epoca le prove, alla quale, essendo nuda, toccavamo sempre le tette prima di suonare… una sorta di rito scaramantico.

Siren” ci è sembrato subito adeguato, non solo per il suono e la semplicità ma, anche, per il doppio significato che gli si può attribuire: da un lato le sirene che, nell’Odissea, con il loro canto stregavano i marinai; dall’altro la rumorosa sirena di un’auto della polizia. Noi crediamo di essere un po’ tutt’e due le cose.

Nell’arco del vostro percorso insieme fino ad oggi, quali sono stati i momenti fondamentali, quelli per cui è valsa la pena stare insieme e continuare a vivere quest’avventura?

Si tratta del lavoro più bello del mondo, un sogno, e noi siamo dei privilegiati ad essere stati dotati della determinazione e della follia giusta per viverlo fino in fondo… ogni giorno è straordinario, anche quelli in cui sembra che vada tutto a “puttane”.

Ogni bestemmia è annientata dalle facce soddisfatte delle persone che vengono a vedere i nostri live solo perchè si divertono a farlo e dalla sensazione pazzesca che ti invade quando nasce un nuovo brano che ti sembra una “figata pazzesca”.

Oltre a questo ci sono stati diversi momenti degni di nota e che hanno sicuramente contribuito alla nostra crescita professionale: tutta la fase di incisione del primo album; l’uscita di “The Row” il 27 Ottobre 2014 e l’arrivo dei dischi fisici (felici come dei bambini a Natale); la firma del nostro primo contratto discografico con la “Red Cat Records”; la vittoria all’Alcatraz di Milano, tra quasi mille band, dell’Emergenza Festival a Luglio del 2015; la partecipazione al Taubertal Festival in Germania…

E adesso, cosa stanno facendo i Siren?

Al momento siamo piuttosto impegnati sui nuovi brani, alla cui stesura stiamo lavorando insieme al nostro produttore Francesco Frilli. Abbiamo, al momento, sospeso i live per poterci concentrare totalmente su questo obiettivo. Speriamo a breve di farvi avere novità!

Prima di salutarci, lasciateci i vostri riferimenti web.

Potete trovarci su tutti i social e portali di musica: Facebook, Twitter, Instagram, google plus, youtube, spotify, soundcloud… Trovate tutti i link utili sul nostro sito www.sirenofficial.com. Per contattarci: siren.trb@gmail.com

Ciao a tutti, è stato un vero piacere fare questa chiacchierata. Stay Rock!

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